Prima di conoscere il Signore ero, pur con gli alti e i bassi, una persona quasi sempre in crisi: ansiosa, depressa, forse perché troppo perfezionista e quindi sempre scontenta, in preda a sensi di colpa, intransigente con me stessa e con gli altri. Avevo anche una spiccata sensibilità, e il dolore e il male morale in tutte le sue forme avevano un impatto molto forte dentro di me. Andando ancora più indietro nella mia memoria, tutto questo mio modo di essere era esploso d'improvviso, in quello che oserei definire davvero un "corto circuito" nella mia esistenza, accaduto all'età di diciotto anni, durante l'ultimo anno di liceo. Precipitai in una crisi esistenziale davvero molto profonda, , ero attanagliata da interrogativi tipo: Dio esiste? Da dove vengo? Dove vado? Perché vivo? Questi interrogativi mi accompagnarono anche se continuai a vivere la mia vita seguendo le tappe di routine: gli studi, il lavoro, il matrimonio… Avevo tentato di trovare delle risposte, che erano palliativi blandi e temporanei, in ogni sorta di filosofia, non disdegnando le riunioni di parrocchia o di Comunione e Liberazione…: ma niente e nessuno aveva potuto estinguere la mia sete di verità, di giustizia, di pace, di libertà e di amore. Io sono la via, la verità e la vita… Venite a me, voi tutti che siete travagliati… Chi crede in me non avrà mai sete…(Gio 14:6;Mt 11:28; Gio 6:35). Quante volte ero rimasta toccata da queste parole. Già, perché di tanto in tanto avevo avuto qualche approccio con la lettura dei vangeli, ma la mia non era più che un'accoglienza sentimentale ed emotiva della Parola di Dio, soprattutto in occasione di feste come il Natale e la Pasqua. Era proprio in queste circostanze che ripiombavo nella crisi perché vedevo sfumare l'ennesimo Natale in cui Gesù nasceva solo nel folklore di un presepe, ma non nel mio cuore. Passarono così oltre dieci anni, finché sopraggiunse, all'indomani del secondo aborto spontaneo, l'ennesima crisi, questa volta decisiva, perché, anche se mi sentivo agonizzare in uno stato di profonda depressione, mi rivolsi a Dio con tutte le mie forze e gli chiesi di aiutarmi ad uscire da questa situazione definitivamente. Voi mi cercherete e mi troverete perché mi cercherete con tutto il cuore (Ger 28:13). Quell'anno, nel 1993, presi servizio a Sannicandro (FG) e fu lì che incontrai una collega, dalla quale mi sentii subito attratta come una calamita. E' una cristiana evangelica, alla quale sono tuttora legata da una profonda comunione. Diventammo molto amiche, facevamo tutti i giorni la stessa strada insieme, mi parlò di Gesù e intraprendemmo così un intenso viaggio spirituale. Accettare il Signore Gesù non fu per me un atto facile e immediato, anche se, molto spesso senza saperlo, Lo avevo cercato per tanto tempo e non avevo altra via d'uscita (perché non ve n'è alcuna). Questo passo richiese anzi una grande lotta per vincere tutti i dubbi e le resistenze opposti dal mio io.So che la mia cara sorella ha pregato intensamente ed ha digiunato per me, e questa è una delle tante ragioni per essere eternamente riconoscente al Signore per avermi mostrato il Suo amore anche nel mettermi accanto questo angelo. Fu meraviglioso il momento in cui mi arresi completamente alla grazia e all'amore di Dio ed invitai Gesù Cristo ad entrare nel mio cuore chiedendoGli di trasformare la mia vita. Di lì a poco, decisi di dare la mia testimonianza pubblica col battesimo. Da allora ad oggi, il mio cammino è segnato dal desiderio di santificarmi, di onorare il Signore in ogni circostanza ed in ogni condizione, di glorificarLo con tutta la mia vita. Le persone che mi hanno conosciuta in passato mi rendono testimonianza di quanto la mia vita sia cambiata: le ansie, le paure e l'insoddisfazione di un tempo hanno lasciato il posto alla gioia, alla pace e alla sicurezza che solo una vita trasformata dallo Spirito Santo e la comunione con Dio possono dare. Non mancano le cadute, normali in un cammino di santificazione in cui si ingaggia continuamente una lotta contro le tentazioni e le resistenze della carne, ma grazie al Signore ho capito che il vero problema è quello di accettare tali cadute e di essere disposti ad accettare il perdono di Dio, tenendo lo sguardo fisso su Gesù autore e perfezionatore della fede (Ebr 12:2), perché se lo rivolgiamo a noi stessi rischiamo di vacillare come Pietro quando camminò sulle acque (Mt 14:29). Ho appreso per esperienza che, camminando alla presenza del Signore, anche la caduta può essere vissuta alla Sua presenza -Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio (Rom 8:28)- e può diventare allora un'occasione di ringraziamento e di lode al Signore, perché in essa si sperimenta la Sua grazia sovrana, la Sua pazienza e il Suo amore incondizionato, dal quale è certo che niente e nessuno potrà mai separarci, e si apprendono l'umiltà e la dipendenza da Lui. Posso solo unirmi all'apostolo Paolo (Rom 7:25) nel dire Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore
                                                                                                                                     Floriana M.

vita vissuta